Fisica dello Spazio

 


                                         Velocità di fuga di un missile da terra v>40.240km/h
                                          per sfuggire all'attrazione gravitazionale


Hai mai immaginato di partire dalla Terra e raggiungere lo spazio? Per farlo bisogna vincere la forza di gravità, che ci attira costantemente verso il centro della Terra. Per sfuggire definitivamente all’attrazione terrestre non basta semplicemente “andare in alto”: serve raggiungere una velocità minima detta velocità di fuga. Per la Terra, questo valore è di circa 11,2 km/s, cioè circa 40.000 km/h: basta che l'energia cinetica acquisita dal satellite superi quella negativa gravitazionale che lo tiene legato al pianeta. Questa velocità è circa 40 volte superiore a quella di un grande aereo di linea! Per raggiungere velocità così elevate, servono motori molto potenti: i motori a razzo. Il principio con cui funziona un razzo si basa sulla terza legge di Newton (azione e reazione). Un esempio semplice è il palloncino: quando l’aria fuoriesce in una direzione, il palloncino si muove nella direzione opposta. Nei razzi accade lo stesso, ma in modo controllato: il carburante brucia e produce gas che vengono espulsi ad altissima velocità verso il basso, generando una spinta (thrust) che accelera il razzo verso l’alto.Poiché il carburante deve fornire moltissima energia, un razzo all’inizio del lancio è composto in gran parte dal propellente: spesso oltre il 90% della massa totale. E più il razzo è pesante, più spinta serve per farlo accelerare. Durante l’ascesa, man mano che il carburante si consuma, la massa del razzo diminuisce: a parità di spinta, ciò permette di raggiungere velocità sempre maggiori. Nei primi chilometri di salita, però, il razzo deve anche vincere la resistenza dell’aria (attrito aerodinamico), che tende a frenarlo. Per questo i razzi hanno una forma affusolata e aerodinamica, così da ridurre al minimo l’attrito e utilizzare l’energia nel modo più efficiente possibile. Solo combinando spinta sufficiente, massa ridotta, aerodinamica ottimizzata e velocità adeguata si può raggiungere la velocità di fuga e lasciare definitivamente la Terra.


Il ragionamento di Newton

Newton immaginò di trovarsi sulla cima di una montagna e di sparare un proiettile in orizzontale con velocità sempre maggiore.
Se la velocità è bassa, il proiettile cade al suolo perché prevale la gravità. Se la velocità aumenta, il proiettile cade più lontano: la traiettoria si incurva di meno. A una velocità sufficientemente grande, il proiettile continua a cadere, ma la Terra “scappa da sotto” con la sua curvatura. In quel caso, il proiettile non tocca mai il suolo → entra in orbita ed è, a tutti gli effetti, un satellite.
L’idea chiave è che un satellite sta in orbita perché cade continuamente verso la Terra, ma non la raggiunge mai, seguendone la curvatura.

                                           Lancio per la messa in orbita di un satellite

Il satellite viene portato in quota da un razzo a più stadi e successivamente, tramite una spinta, viene deviato dalla direzione verticale e disposto su una traiettoria orizzontale. A quel punto gli si assegna la velocità orbitale necessaria a mantenerlo stabile all’altezza desiderata. Per restare in orbita vicino alla superficie terrestre serve una velocità di circa:
v8km/s


Perché?

  • La gravità lo fa cadere verso il centro della Terra.
  • La velocità orizzontale lo fa avanzare lungo una traiettoria curva.
  • La curvatura della Terra (che “scende” di 4,9 m ogni 8 km) compensa la caduta.
Quindi, la gravità non scompare: è proprio la forza centripeta che mantiene il satellite in orbita.


L'ALBA DELL'ERA SPAZIALE
1957: L'ANNO CHE CAMBIO TUTTO
Il lancio dei primi satelliti artificiali trasformò la
scienza spaziale da fantasia visionaria a disciplina
riconosciuta. Quella che era stata l'immaginazione
di pochi divenne improvvisamente una realtà
scientifica concreta.
La scienza spaziale è una disciplina profondamente
multidisciplinare, che unisce scienze naturali,
umane e sociali per comprendere l'interazione tra
cultura umana e ambiente extraterrestre.


OBIETTIVI DELL'ESPLORAZIONE SPAZIALE:
  • COMUNICAZIONI: satelliti per trasmissioni televisive e telecomunicazioni tramite microonde


  • METEOROLOGIA: monitoraggio delle masse d'aria e previsioni climatiche tramite immagini satellitari

  • NAVIGAZIONE: sistemi GPS con accuratezza di posizione fino a 20m per navigazione globale


  • RICERCA SCIENTIFICA: osservazioni astronomiche e studio dell'universo senza ostacoli atmosferici


FISICA SPAZIALE: CAMPI DI RICERCA

 “La fisica spaziale si estende dall’atmosfera terrestre fino ai confini dell’Universo osservabile.”
  1. IONOSFERA (> 60 km) — Studio degli strati superiori dell’atmosfera, fondamentali per le comunicazioni radio
  2. MAGNETOSFERA — Campo magnetico terrestre e fasce di Van Allen con particelle ad alta energia
  3. SISTEMA SOLARE — Esplorazione di Luna, Marte e altri pianeti per comprendere l’origine del sistema
  4. SOLE E VENTO SOLARE — Studio della nostra stella e del flusso di particelle che influenza la Terra
  5. UNIVERSO PROFONDO — Osservazione di stelle, galassie e fenomeni cosmici attraverso tutto lo spettro elettromagnetico



I PIONIERI DEI RAZZI
  • KONSTANTIN TSIOLKOVSKY (Russia, 1903): gettò le basi scientifiche della propulsione a razzo. Opera fondamentale: "Studi dello spazio interplanetario per mezzo di razzi".
  • ROBERT GODDARD(Usa, 1919): costruì e brevettò i primi razzi a combustibile liquido. Sviluppò l'ugello di scarico ancora in uso oggi.
  • HERMANN OBERTH(Austria, 1923):divulgò i vantaggi del combustibile liquido e ispirò una generazione di ingegneri spaziali.
Questi visionari trasformarono la fantascienza in realtà ingegneristica, superando lo scetticismo del loro tempo.


PRINCIPIO DI PROPULSIONE

                                                  IL LANCIATORE VEGA 13/02/2012

AZIONE E REAZIONE

I razzi operano espellendo continuamente un flusso di gas ad alta temperatura, generando spinta per reazione. A differenza dei motori jet, non richiedono aria per funzionale.

VELOCITA' RICHIESTE

  • 9 km/s per orbita terrestre bassa (LEO)
  • 13km/s per sfuggire alla gravità terrestre
La temperatura del gas e il peso molecolare determinano l'efficienza della propulsione.

Il principio di base della propulsione aerospaziale è la conservazione della quantità di moto

Equazione del razzo di Tsiolkovskij


   DAL V-2 ALL'ERA SPAZIALE




I PRIMI SATELLILTI ARTIFICIALI

Sputnik 1
4 ottobre 1957
Il primo satellite artificiale della Terra, massa 270 kg, lanciato dall'URSS






Explorer 1
31 gennaio 1958
Il primo satellite USA, massa 45 kg, con strumenti per raggi cosmici. Scoprì la fasce di Van Allen


Vanguard 1
17 marzo 1958
Orbita ellittica 700-4000 km, massa 5 kg, con ricetrasmittenti. Primo satellite alimentato da pannelli solari.






Questi pionieri aprirono la strada a migliaia di satelliti che oggi orbitano la terra, trasformando comunicazioni, navigazione e ricerca scientifica.

L'UOMO CONQUISTA LO SPAZIO








PERCHE' STUDIARE LO SPAZIO IN FISICA
Lo spazio vicino alla Terra non è vuoto: è un ambiente fisico popolato da particelle cariche, campi magnetici ed energia.
I fenomeni che avvengono tra il Sole e la Terra possono essere spiegati usando le stesse leggi della fisica classica.

In particolare:
Meccanica classica
Termodinamica
Elettromagnetismo
.........cambia la scala, non le leggi.


IL SOLE E IL VENTO SOLARE
Termodinamica e gravità
Il Sole è una stella molto calda.
Nella sua atmosfera esterna, chiamata corona solare, la temperatura raggiunge milioni di gradi.
 
In fisica:
temperatura alta → particelle molto veloci
particelle veloci → pressione elevata

La gravità del Sole tende a trattenere la materia, i
l Sole crea un pozzo gravitazionale profondo, ma non infinito.
Se una particella ha energia cinetica sufficiente, può sfuggire al campo gravitazionale.
Il risultato è un flusso continuo di particelle cariche che si allontana dal Sole: il vento solare.
Il vento solare esiste quindi perché: la pressione termica del plasma supera localmente l’attrazione gravitazionale.

IL CAMPO MAGNETICO E LA FORZA DI LORENTZ

La legge chiave
Le particelle del vento solare sono cariche elettricamente.
Le particelle cariche obbediscono alla forza di Lorentz.

Forza di Lorentz
Una particella carica che si muove in un campo magnetico subisce una forza: perpendicolare alla velocità e perpendicolare al campo magnetico
Questa forza non accelera la particella in avanti, ma ne curva la traiettoria.
Per determinarne la direzione si usa la regola della mano destra.

Possiamo dire che i campi magnetici guidano le particelle

IL CAMPO MAGNETICO INTERPLANETARIO
Il vento solare è un plasma, cioè un gas ionizzato.
Nel plasma, il campo magnetico del Sole viene trascinato dal moto delle particelle.

Questo campo che si estende nello spazio prende il nome di:
campo magnetico interplanetario.

Nello spazio, il campo magnetico non è statico:
si muove insieme al plasma.

LA TERRA COME SCUDO MAGNETICO

Intorno alla Terra è presente un campo magnetico simile a quello di un grande magnete dipolareIn questa rappresentazione, il polo Sud magnetico del “magnete” terrestre si trova vicino al polo Nord geografico: per questo motivo viene comunemente chiamato polo Nord magnetico terrestreIl campo magnetico si estende nello spazio e forma una regione detta magnetosfera, che svolge un ruolo fondamentale nella protezione del nostro pianeta.

Quando il vento solare arriva vicino alla Terra:

  • le particelle cariche vengono deviate dalla forza di Lorentz
  • la maggior parte non raggiunge l’atmosfera

Il campo magnetico terrestre protegge la Terra.


LA BOTTIGLIA MAGNETICA
Per capire come il campo magnetico possa intrappolare le particelle cariche, si introduce il concetto di bottiglia magnetica.
Una bottiglia magnetica è una configurazione di campo che:
  • impedisce alle particelle cariche di uscire da una certa regione di spazio 
  • le costringe a rimanere confinate
Un esempio semplice di bottiglia magnetica può essere realizzato con due spire percorse da corrente, che creano un campo più intenso alle estremità e più debole al centro.


LE FASCE DI VAN ALLEN
Meccanica classica nello spazio

Le fasce di Van Allen sono regioni in cui particelle cariche restano intrappolate dal campo magnetico terrestre. Il loro moto è governato dalla forza di Lorentz e dalle leggi di conservazione dell’energia e del momento magnetico, ed è simile a quello di un pendolo o di una molla.

Queste fasce si comportano come due enormi bottiglie magnetiche naturali, capaci di intrappolare particelle cariche molto energetiche:

  • elettroni
  • protoni

Le particelle possono restare intrappolate per lunghi periodi, seguendo traiettorie complesse ma ben spiegabili con la fisica classica. La Terra possiede due fasce di radiazione: una fascia interna, relativamente compatta, situata ad un'altezza di circa 3000 km e composta da protoni di alta energia (10-100 MeV), prodotti dagli urti tra i raggi cosmici e gli atomi dell'atmosfera.

E' importante osservare che particelle di tale energia perforano facilmente le pareti di satelliti e stazioni spaziali: le fasce di Van Allen sono zone che le imprese spaziali, con o senza uomini a bordo, devono evitare accuratamente.

Esiste poi una fascia esterna, una vasta regione costituita da protoni ed elettroni di energia molto inferiore. A differenza di quanto accade nella fascia interna, (il numero delle particelle non è costante nel tempo in funzione dell'attività solare e della stagione. Quando le tempeste magnetiche trasferiscono dalla magnetosfera alla fascia forti flussi di particelle, il loro numero cresce per poi diminuire all'estinguersi della tempesta.

Il moto delle particelle nelle fasce di Van Allen è particolare:

  • esse spiraleggiano attorno alle linee del campo magnetico
  • percorrono uno dei due lobi delle fasce
  • si avvicinano all’atmosfera terrestre, soprattutto vicino ai poli
Quando le particelle entrano nell’alta atmosfera:
  • urtano gli atomi dei gas atmosferici
  • perdono energia
  • questa energia viene emessa sotto forma di luce
Questo processo è all’origine delle aurore polari.
Normalmente le aurore sono visibili solo alle alte latitudini, ma durante periodi di intensa attività solare possono essere osservate anche a latitudini più basse.

  • conservazione dell’energia
  • conservazione del momento magnetico (invariante adiabatico)

Le particelle:

  • spiraleggiano attorno alle linee di campo
  • rimbalzano tra due regioni dette punti specchio

È un comportamento simile a quello di:
  • un pendolo
  • una molla che oscilla
Possiamo dire che il moto delle particelle cariche intorno alla Terra, le fasce di Van Allen e le aurore polari sono tutti fenomeni spiegabili usando le leggi della fisica classica, in particolare l’elettromagnetismo.

LE  AURORE BOREALI
Il vento solare è costituito da ioni carichi che vengono emessi dal sole e raggiungono la terra penetrando nell'atmosfera soprattutto in prossimità dei poli. L'arrivo delle particelle cariche trasportate dal vento solare è accompagnato dal fenomeno dell'aurora boreale(luce del nord), che possiamo osservare a grandi latitudini. A livello fisico possiamo interpretare il principio delle aurore dicendo che la componente della velocità delle particelle ortogonale al campo magnetico B, genera un moto circolare uniforme attorno alle linee di forza del campo magnetico, mentre la componente parallela del vettore velocità spinge le particelle lungo le linee del campo verso i poli. Il percorso che compie la particella trasportata dal vento solare è a spirale, con il raggio della circonferenza che si riduce in prossimità dei poli, a causa della maggiore densità del campo magnetico B.


Le aurore polari sono quindi il prodotto di fenomeni fisici microscopici che avvengono nelle regioni dell’alta atmosfera ed in particolare nella ionosfera (al di sopra dei 60-70 km di altezza dal suolo), generalmente al di sopra del 65° di latitudine. Le aurore, si estendono in ovali simmetrici nei due emisferi, detti “ovali aurorali”, a partire dai poli magnetici, dove il fenomeno ha la sua origine, e si manifestano con uno scintillante bagliore colorato; infatti, le particelle energetiche del vento solare eccitano gli atomi di ossigeno e di azoto atmosferici (i gas più rappresentati nell'atmosfera terrestre), i quali emettono energia sotto forma di onde radio, raggi X e onde di luce visibile. Il meccanismo che forma le aurore, è definito “salto quantico”(riprende quindi il modello atomico di Bohr). Allo stadio stazionario gli elettroni ruotano su orbite ben definite e fisse senza mai assorbire né cedere energia. Quando una particella carica collide ad alta velocità con gli elettroni di valenza dell'atomo neutro, gli cede energia.  Si dice quindi che l’atomo è stato eccitato; in questo modo gli elettroni possono spostarsi dall’orbita stazionaria a maggiore energia. Ora però, l’atomo si trova in una condizione di instabilità. Spontaneamente quindi, tenderà a ritornare all’orbita stazionaria cedendo la stessa quantità di energia assorbita, sotto forma di fotoni, ovvero particelle di luce.  Miliardi di questi salti quantici simultanei creano le aurore.  

I particolari colori di un'aurora dipendono da quali gas sono presenti nell'atmosfera, dal loro stato elettrico e dall'energia delle particelle che li colpiscono. L'ossigeno atomico è responsabile del colore verde (lunghezza d'onda 557,7 nm), e l'ossigeno molecolare del rosso (630 nm). L'azoto causa il colore blu


Conclusioni

Le aurore polari, chiamate boreali o australi a seconda che si manifestino nell’emisfero Nord o Sud, sono senza dubbio tra i fenomeni naturali più affascinanti osservabili dalla Terra. I loro colori e le loro forme in continuo movimento hanno incantato l’umanità per secoli, diventando simbolo della bellezza e della complessità dei processi che governano il nostro pianeta.

Tuttavia, dietro questo spettacolo mozzafiato si nasconde anche un lato meno romantico. Lo studio delle aurore è infatti di grande importanza dal punto di vista scientifico e tecnologico, poiché l’attività aurorale è strettamente legata alle tempeste geomagnetiche, che possono interferire con le comunicazioni radio, con il funzionamento dei satelliti e con i sistemi di navigazione.

Le aurore sono associate a correnti elettriche di intensità elevatissima e, durante le tempeste magnetiche più intense, possono indurre correnti in strutture conduttrici molto estese come linee dell’alta tensione, oleodotti e reti telefoniche, causando malfunzionamenti, cadute di tensione e persino blackout su larga scala. Questi eventi non sono istantanei: una tempesta geomagnetica può durare diverse ore o addirittura giorni, e le cosiddette sottotempeste aurorali possono verificarsi più volte nel corso della stessa giornata.

Ogni sottotempesta libera quantità di energia enormi, dell’ordine di centinaia di terajoule, comparabili al consumo energetico degli Stati Uniti nell’arco di circa dieci ore. Un esempio storico emblematico è la celebre Grande Aurora” del 1859, nota anche come Evento di Carrington, considerata una delle tempeste geomagnetiche più intense mai registrate. Eventi di tale portata si stima possano verificarsi, in media, una volta ogni 500 anni. Un episodio di intensità pari a circa la metà di quello del 1859 si è verificato nel 1960, causando interruzioni delle comunicazioni radio su scala globale.

Secondo gli esperti, una supertempesta solare oggi potrebbe avere conseguenze economiche paragonabili a quelle di un grande terremoto, se non venissero adottate adeguate contromisure. Tra queste rientrano la pianificazione preventiva delle attività satellitari più delicate, la modifica delle rotte aeree e l’individuazione preventiva dei punti più vulnerabili delle infrastrutture energetiche e di comunicazione.

La parola chiave, quindi, è una sola: prevenzione. Comprendere e monitorare i fenomeni aurorali non significa soltanto ammirarne la bellezza, ma anche proteggere una società sempre più dipendente dalla tecnologia.